Indagini su Concorrenza Sleale
In un contesto economico sempre più competitivo, le pratiche di concorrenza sleale possono minare gravemente la stabilità e la reputazione di un’azienda. Nemesi Perizie & Investigazioni offre servizi specializzati per individuare e contrastare comportamenti scorretti, raccogliendo prove utilizzabili in ambito giudiziario e stragiudiziale.
Il nostro approccio investigativo si basa su una metodologia integrata che unisce competenze operative e strumenti tecnologici avanzati, garantendo risultati concreti ed efficaci.
- Attività d’intelligence: raccolta e analisi di informazioni riservate e rilevanti attraverso metodologie investigative all’avanguardia.
- Operazioni sul campo: osservazioni dinamiche, sopralluoghi mirati e interviste strategiche per ottenere dati verificabili.
- Tecnologie proprietarie: strumenti sviluppati internamente per il monitoraggio in tempo reale e l’analisi dettagliata dei flussi informativi.
Questo mix di tradizione e innovazione ci permette di intervenire anche nei casi più complessi, fornendo report chiari e prove documentate.
Riferimenti Normativi
La concorrenza sleale, in particolare quella esercitata da ex dipendenti, è disciplinata dal Codice Civile agli articoli:
- Art. 2598 n.2: atti volti a influenzare scorrettamente le scelte del pubblico, danneggiando l’immagine altrui;
- Art. 2598 n.3: ogni comportamento non conforme alla correttezza professionale;
- Art. 2598: atti che generano confusione con l’attività di un concorrente;
- Art. 2600: l’autore di atti dolosi o colposi è tenuto al risarcimento dei danni e alla pubblicazione della sentenza.
Esempi di Pratiche Sleali
- Spionaggio industriale: accesso illecito a dati aziendali riservati.
- Boicottaggio: azioni coordinate per danneggiare la posizione di mercato di un concorrente.
- Concorrenza parassitaria: imitazione sistematica di prodotti o metodi commerciali altrui.
- Acquisizione illecita di personale: storno di risorse umane o uso improprio di informazioni interne.
- Violazioni pubblicitarie: uso di messaggi ingannevoli o denigratori per ottenere vantaggi sleali.
- Atti di appropriazione: sfruttamento non autorizzato di elementi distintivi di un concorrente.
- Atti di denigrazione: diffusione di notizie false o tendenziose atte a screditare un’impresa rivale.
- Comportamenti scorretti: pratiche contrarie alla correttezza professionale e all’etica aziendale.
Al termine delle indagini, il cliente riceverà un rapporto completo con tutte le scoperte, incluse immagini e video.
Questo potrà essere presentato come prova giudiziale in tribunale e costituirà un elemento decisivo per il caso.
Casi di Successo
CASO 1 - Atti di denigrazione a danno dell’immagine aziendale
Un imprenditore si è rivolto alla nostra agenzia a causa di un improvviso calo della reputazione online e della perdita di clienti storici. Le indagini preliminari avevano fatto emergere la presenza di recensioni anonime negative e voci insistenti che mettevano in discussione la qualità dei suoi prodotti e la correttezza della gestione aziendale. Il sospetto era che dietro queste azioni ci fosse un diretto concorrente.
Abbiamo avviato un’indagine approfondita, partendo dal monitoraggio della reputazione digitale, fino all’analisi forense dei contenuti e all’attività di intelligence sul territorio. Grazie a una combinazione di strumenti informatici e testimonianze raccolte da nostri collaboratori sotto copertura, siamo riusciti a ricondurre l’origine delle recensioni diffamatorie e delle dichiarazioni false a una figura riconducibile a un’azienda concorrente, operante nello stesso settore e nella stessa area geografica.
La relazione prodotta, completa di prove circostanziate e riferimenti digitali tracciabili, ha permesso al cliente di procedere con un’azione legale per concorrenza sleale fondata su atti di denigrazione, ottenendo un risarcimento per i danni subiti e il blocco delle campagne diffamatorie in atto.
Caso 2 – Condivisione illecita: il file aziendale finito al competitor
Un’azienda del settore innovazione ci ha contattati dopo aver sospettato una grave violazione della riservatezza interna. In particolare, vi era il fondato timore che un file contenente informazioni strategiche, archiviato in un servizio cloud aziendale, fosse stato scaricato e poi condiviso impropriamente con soggetti esterni, tra cui un diretto concorrente.
I nostri esperti sono intervenuti tempestivamente per analizzare i log di accesso al servizio cloud e certificare, tramite procedura forense, il download non autorizzato del documento. Abbiamo successivamente tracciato la condivisione del file attraverso metadati e identificato il destinatario finale, riconducibile a un’azienda competitor.
L’intero processo di raccolta delle prove è stato eseguito con metodologia forense e attestazione notarile, in modo da garantire la piena validità legale. La documentazione prodotta ha permesso al cliente di agire per vie legali e ottenere una tutela immediata del proprio know-how, oltre all’avvio di una procedura per concorrenza sleale.
Caso 3 – Furto di dati aziendali smascherato
Un’importante azienda operante nel settore tecnologico si è rivolta a noi con il sospetto che un ex dipendente, prima delle dimissioni, avesse sottratto informazioni riservate — tra cui progetti in fase di sviluppo e database clienti — utilizzando una chiavetta USB personale.
Abbiamo quindi avviato un’analisi forense completa sui dischi rigidi utilizzati dal soggetto durante il periodo di attività in azienda. Creando un’immagine forense certificata del computer aziendale assegnato al dipendente, abbiamo investigato in profondità su log di sistema, file temporanei, cronologia degli accessi e artefatti legati all’uso di dispositivi esterni.
I risultati hanno confermato i sospetti: è stato possibile rilevare con precisione l’inserimento di una specifica chiavetta USB e, grazie ai metadati e al tracciamento delle operazioni, abbiamo identificato i file copiati, l’orario esatto e la directory di origine. Inoltre, l’analisi ha evidenziato tentativi maldestri di cancellazione per coprire le tracce.
La relazione tecnica prodotta ha consentito all’azienda di agire legalmente per violazione del segreto industriale e per danni economici, documentando in maniera inoppugnabile l’illecito compiuto.

